IDENTITÀ E SOCIETÀ

Come interagire con giovani/studenti/accolti figli di genitori che si trovano in stato di detenzione carceraria o che sono legati a clan della criminalità organizzata?

Insegnanti e operatori del sociale hanno evidenziato situazioni complesse in merito alla gestione dei rapporti con giovani/studenti/accolti con genitori in stato di detenzione carceraria o comunque legati a clan della malavita organizzata segnalando, in particolare, un atteggiamento, da parte di queste ragazze e ragazzi, volto a categorizzare il mondo in ottica polarizzata e clanica.

Risposte possibili:

Il suggerimento generale che si applica a ogni caso di questa guida, va riportato anche in questa situazione: creare un rapporto empatico con i giovani e mettere in atto un ascolto attivo nei loro confronti è fondamentale per poter comprendere la storia, anche familiare, di queste ragazze e di questi ragazzi, spesso votati al silenzio e all’auto-emarginazione. Essere figli di un detenuto o di una detenuta, di un boss o, in generale, di un esponente della criminalità organizzata, significa sovente sentire addosso il peso di un’eredità non voluta, credere che il dato biografico attestato dal loro cognome rappresenti un marchio indelebile di cui non ci si può liberare o che la società tutta, comunque, li etichetterà sempre come “figli del male”. La realtà è per fortuna molto più sfaccettata e complessa e il supporto di insegnanti, educatori, psicologi e operatori del sociale su questo versante è di grande importanza.

Nel 2019 è uscito un libro di Dario Cirrincione e Alessandra Dino dal titolo Figli dei boss. Vite in cerca di verità e riscatto.[1] In questo testo, insegnanti e operatori del sociale possono trovare una raccolta di storie frutto di ricerca e di interviste a giovani nati e cresciuti in famiglie legate alla mafia, alla camorra, alla ’ndrangheta e alla sacra corona unita che hanno scelto di seguire strade alternative ai circuiti criminali familiari. La prima sezione del libro affronta specificatamente quest’ultimo aspetto, la seconda sezione si rivolge in particolare ai minori figli di ’ndrangheta e al relativo progetto “Liberi di scegliere” e la terza sezione, infine, si focalizza sui figli di due noti boss mafiosi quali Riina e Provenzano. La lettura di questo libro è consigliata per la formazione di insegnanti e operatori su questo tema.

 

[1] D. Cirrincione, A. Dino, Figli dei boss. Vite in cerca di verità e riscatto, San Paolo Edizioni, 2019.

L’Istituto Luigi Sturzo e il Centro Internazionale Luigi Sturzo (CISS) hanno ideato e realizzato un progetto dal titolo “Contro le MaleBestie[1] al fine di incoraggiare i giovani alla cultura della legalità. Nel sito internet dell’istituto è possibile trovare un elenco di risorse cinematografiche, teatrali e letterarie sul tema. Tali risorse, raggiungibili cliccando sul link riportato nella nota a piè di pagina numero 24, possono essere utilizzate anche da insegnanti e operatori per favorire una riflessione critica con giovani/studenti/accolti sui valori e sui principi della cultura della legalità e dell’impegno civile.

 

[1] Istituto Luigi Sturzo, Progetto “Contro le MaleBestie”, https://www.sturzo.it/it/progetto/progetto-contro-le-malebestie/.

Le esperienze degli operatori del sociale intervistati per la scrittura di questa guida, segnalano che, specialmente nelle situazioni più complesse, l'inserimento in una comunità di accoglienza – e il relativo allontanamento dalla famiglia – dei ragazzi o delle ragazze in oggetto, ha agevolato la loro possibilità di scelta di un percorso di vita alternativo rispetto a quello del circuito familiare, soprattutto rispetto a casi di studenti che, restando nel contesto familiare, sentivano di non avere margini di scelta né i necessari supporti psicologici e sociali per uscire dal problema.

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