IDENTITÀ E SOCIETÀ

Come reagire davanti a discussioni o conflitti tra giovani/studenti/accolti di diversa identità religiosa?

Le diverse identità religiose di giovani/studenti/accolti si presentano a volte come iniziali basi di discussioni che, se non opportunamente gestite, possono degenerare in conflitti di varia intensità.

Risposte possibili:

L’identità religiosa, come quella etnica, culturale, ecc., contribuisce alla formazione delle prospettive e delle visioni del mondo negli individui fornendo determinati principi e fondamenti che partecipano a plasmare l’identità degli individui stessi. In alcuni casi, le diverse prospettive delle diverse identità religiose possono costituire motivo di discussione o di conflitto. A questo proposito, è bene anzitutto ricordare che la scuola pubblica è laica e plurale. Essa «si rivolge a ogni strato sociale, indipendentemente dalle appartenenze culturali e religiose».[1] Le identità religiose in un contesto multiculturale pongono alcune sfide alla neutralità istituzionale e gli insegnanti e gli operatori del sociale possono intercettare tali situazioni prima che degenerino in conflittualità ad alta intensità. 

 

[1] Un importante seminario si è svolto di recente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È possibile consultare materiale utile a questo proposito al seguente link: https://progetti.unicatt.it/progetti-milan-La_dimensione_religiosa_nelle_scuole.pdf .

A scuola, fornire agli studenti le nozioni e gli strumenti interpretativi necessari in materia di religioni è importante affinché gli studenti possano aumentare la loro alfabetizzazione in questo ambito. A scuola come al di fuori di essa, insegnanti e operatori del sociale possono inoltre fornire modelli ed esempi di convivenza pacifica tra persone di religioni diverse per promuovere sentimenti di pacifica coesistenza in tema di religioni diverse.

Il conflitto può diventare anche occasione di apprendimento e sviluppo. Ciò che occorre evitare è che esso degeneri in chiusura e intolleranza, portando alla denigrazione dell’altro. A questo proposito, insegnanti e operatori del sociale possono tenere a mente 4 buone regole per la gestione dei conflitti:

 

  1. Non cercare il colpevole.
  2. Non imporre la soluzione.
  3. Ascoltare e lasciare parlare gestendo la discussione affinché tutti possano esprimersi e le regole di buona condotta non vengano meno.
  4. Favorire, quando possibile, l’accordo spontaneo tra giovani/studenti/accolti.

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