IDENTITÀ E SOCIETÀ​

Come reagire di fronte a giovani/studenti/accolti che mostrano un repentino cambiamento nelle relazioni con gli altri (si isolano, cambiano modo di vestire e/o hanno un crollo nel rendimento scolastico)?

Insegnanti e operatori del sociale notano un cambiamento repentino nelle relazioni con gli altri da parte dei loro giovani/studenti/accolti per motivi legati alla sfera ideologica e religiosa, alla sessualità, a casi di depressione o per motivazioni familiari.

Risposte possibili:

Un cambio repentino nel comportamento sociale con relativo abbandono delle precedenti aree di interesse, casi di isolamento e adozione di atteggiamenti inusuali, può rappresentare, in alcuni casi, un segnale di allarme per insegnanti e operatori del sociale nel loro lavoro con i giovani. È importante non sottovalutare tali cambiamenti improvvisi e cercare di capire quali possano esserne le ragioni cercando anzitutto un dialogo con gli interessati e mostrando loro il desiderio di ascoltare ciò che hanno da dire.

In alcuni casi, sono state segnalate situazioni di questo tipo collegate all’incontro di giovani/studenti accolti con alcune sette. Una setta può essere definita come «un’organizzazione ideologica tenuta insieme da relazioni carismatiche che richiede un impegno totale».[1] Le forti richieste che possono provenire da tali organizzazioni sfociano, in alcuni casi, nella manipolazione sociopsicologica dell’individuo che vi aderisce provocando danni di vario tipo agli interessati, sia di natura fisica che economica, sociale e spirituale. Molti adolescenti vengono reclutati online ed entrano in una spirale dalla quale è complicato uscire. Nel trovarsi di fronte a casi come questi, è importante ricordare, come nel caso visto precedentemente delle teorie cospirative, di non farsi trasportare dalle emozioni nel dialogo con gli interessati ed evitare un atteggiamento di tipo oppositivo conflittuale che impedirebbe all’insegnante o all’operatore del sociale di comprendere quale sia la reale importanza che la setta ha assunto nella vita del giovane/studente/accolto nonché le motivazioni che lo hanno spinto ad avvicinarcisi.  È importante riuscire a parlare con essi di ciò che provano e di ciò che fanno all’interno della setta.

Esistono in Italia associazioni preparate ad aiutare le persone a uscire dalle sette e ad affrontare il necessario recupero psicofisico. Alcune di esse sono indicate nella sezione “Annessi” di questa guida.

[1] Definizione data dall’ International Cultic Studies Association (ICSA).

Nei casi di cambiamenti comportamentali sociali dovuti a conversioni religiose, è importante capire se si tratti di religioni ufficiali o del frutto di azioni messe in atto da predicatori settari che potrebbero avere l’intento di reclutare i più giovani per fini politici e violenti anziché strettamente religiosi. Una conversione religiosa non è di per sé un evento negativo ma pone l’individuo coinvolto in una situazione di profondo coinvolgimento emotivo che potrebbe essere sfruttata da organizzazioni estremiste. Anche in questo caso, dunque, insegnanti e operatori del sociale possono anzitutto comprendere meglio l’orizzonte entro cui si colloca l’improvviso cambiamento dei loro giovani/studenti/accolti prestando particolare attenzione alle conseguenze che tale cambiamento ha sul loro rendimento scolastico e sulla loro vita sociale. Quando la situazione che ci si trova di fronte mostra negli individui coinvolti segni di profonda chiusura, segnali di aggressività e sentimenti di persecuzione/vittimismo è importante coinvolgere la rete scolastica e un sostegno psicologico per proteggere gli interessati.

A volte un repentino cambio di comportamento sociale e un crollo nel rendimento scolastico può essere il frutto di complessità legate alla sfera della sessualità di giovani/studenti/accolti. Il tema della gelosia di coppia, l’identità sessuale di genere, differenze culturali legate a diversi Paesi d’origine possono dare vita ad ansie e conflittualità che, se trascurate, procurano sofferenza agli individui coinvolti e a quanti si interfacciano con essi. Educare all’affettività e alla sessualità è una delle sfide più importanti del mondo scuola. Visite guidate in consultori, incontri con i genitori e coinvolgimento di psicologi e mediatori culturali costituiscono alcune delle principali misure educative per la protezione dei più giovani in questo senso.

La depressione in età adolescenziale è un fenomeno ampiamente diffuso. Contrariamente a quanto spesso non si creda, essa non si manifesta soltanto attraverso un umore depresso o tristezza e malinconia occasionali e tende, invece, a pervadere anche la sfera sociale, familiare e scolastica dell’individuo. Insegnanti e operatori del sociale sono in una posizione cruciale per potere identificare in tempo i casi di sospetta depressione adolescenziale prestando attenzione a segnali quali scatti di rabbia, facile irritabilità, pianti, allontanamento da amici e parenti, perdita di interessi, agitazione, mancanza di motivazioni, difficoltà di concentrazione e pensieri legati alla sfera della morte. A questo proposito, sono molti ormai gli studi che dimostrano l’importanza di interscambi tra operatori scolastici, operatori sociali e operatori sanitari per affrontare tempestivamente questi casi.

Dalle interviste effettuate emergono casi in cui repentini cambiamenti comportamentali sono attribuibili a problematiche legate alla sfera familiare dei giovani/studenti/accolti. La situazione sociale non solo italiana vede sempre più spesso il presentarsi di problematiche legate alla mancanza di tempo e di contatti adeguati con i membri della propria famiglia. In altri casi, problemi di ordine economico, giudiziario, sanitario o di integrazione sociale possono ulteriormente contribuire a rendere il rapporto genitori/figli un territorio scosceso. Il mondo scuola e quello degli operatori sociali possono costituire un salvagente importante attraverso la ricerca di un maggiore dialogo tra genitori, scuola e realtà associative. Creare una sinergia di responsabilità e dare sostegno alla genitorialità e alle competenze educative della famiglia attraverso momenti collaborativi e corresponsabilizzanti come l’attivazione di progetti specifici su determinate aree a seconda delle necessità ritenute più cogenti è un primo passo importante per aiutare i giovani e le loro famiglie a crescere insieme.  

In tutti i casi sopra riportati il coinvolgimento del dirigente scolastico e delle famiglie è sempre consigliato.

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