IDENTITÀ E SOCIETÀ

Come reagire di fronte a informazioni che mi fanno pensare che uno dei miei giovani/studenti/accolti stia prendendo in considerazione l’idea di recarsi all'estero per prendere parte a un conflitto armato?

Alcuni giovani/studenti/accolti subiscono il fascino di narrative estremiste che promuovono la causa di gruppi terroristici all’interno di Paesi terzi. Il fenomeno dei Foreign Terrorist Fighters, ad esempio, ha coinvolto anche giovani italiani o stranieri che frequentavano scuole italiane e vivevano in Italia prima di raggiungere il teatro di guerra siro-iracheno. Accanto ad essi, il fenomeno dei combattenti stranieri non jihadisti che hanno raggiunto la regione di Dombass in Ucraina o le milizie curde in Siria hanno altresì posto nuove sfide in termini di sicurezza.

Risposte possibili:

Nel caso in cui un insegnante legga un tema scolastico o ascolti discorsi riportanti apprezzamento e condivisione della causa jihadista in Paesi terzi, è importante segnalare immediatamente l’avvenimento al dirigente scolastico che potrà poi allertare la famiglia e le autorità competenti previa valutazione del caso. Nel caso di un contesto extra-scolastico, gli operatori del sociale possono rivolgersi alla famiglia dell’interessato o direttamente alla caserma dei Carabinieri più vicina per fornire la loro segnalazione, specialmente laddove si tema una partenza improvvisa. In entrambi i casi, è opportuno che la segnalazione del caso sia tempestiva nell’interesse, soprattutto, del soggetto stesso. A questo proposito, è opportuno ricordare che la maggior parte delle persone condannate per terrorismo jihadista o crimini correlati in Italia sono giovani tra i 16 ei 30 anni.[1] La segnalazione può proteggere l’individuo dall’imboccare una strada che, in molti casi, è senza ritorno.

 

[1] F. Farinelli, F. Bergoglio Errico, A. Cossiga, E. Colarossi, Comprendere la radicalizzazione jihadista. Il caso Italia, EFD -NomosCSP, UniversItalia, Novembre 2019.

Sull'onda di una nuova minaccia terroristica internazionale, il legislatore italiano è intervenuto adottando nuovi strumenti per consentire alla magistratura di affrontare, prevenire e frenare il nuovo scenario criminale, legato soprattutto alla dimensione online e al fenomeno dei Foreign Terrorist Fighters. Informare la famiglia dei soggetti che esternano il desiderio di raggiungere gruppi terroristici come Stato Islamico o al-Qa’ida in merito al fatto che i comportamenti in rete dei propri figli potrebbero costituire reato, può contribuire a rendere i genitori dell’interessato più vigili circa le abitudini online dei propri figli.

Nei casi in cui ci si trovi di fronte a giovani/studenti/accolti che esternano il desiderio di raggiungere milizie armate all’estero non jihadiste in quanto desiderosi di combattere contro i terroristi jihadisti, è bene informare tali individui sui rischi per la propria incolumità fisica, sulla possibilità di non rivedere più la propria famiglia nonché sulle conseguenze psicologiche che possono verificarsi nel prendere parte a un conflitto armato in tali contesti. Inoltre, al loro ritorno in Italia può essere loro applicata la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza introdotta con il Codice delle leggi antimafia del 2011 (dlgs. 159/2011) e poi estesa anche ai Foreign Fighters con l’intervento legislativo antiterrorismo del 2015. Tra le altre conseguenze cui possono andare incontro, vi è inoltre la possibilità che la questura disponga il ritiro del loro passaporto e la sospensione della validità per l’espatrio del documento d’identità. Essere consapevoli di questo, può aiutare gli individui interessati a riflettere ulteriormente circa le proprie scelte.

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